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Santuario del Pilastrello

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L'intervento del Baccari, risalente alla fine del '700, ha profondamente modificato la spazialità interna dell'impianto che assunse una veste più suntuosa e più consona alla fruizione da parte dei fedeli. Il Baccari colse l'occasione per proporre il progetto al consiglio cittadino che lo approvò il 21 marzo 1793, in previsione dei festeggiamenti che si stavano organizzando per il secondo centenario dell'incoronazione della Vergine del Pilastrello.

   La precedente chiesa si sviluppava longitudinalmente su un'unica navata con volta a botte decorata, terminante con un'abside molto profonda; ai lati della navata sei altari, con la Sacra Immagine della Vergine posta nel più grande (corrispondente all'attuale cappella della crociera di sinistra). Solo alcuni quadri sulle pareti adornavano l'edificio religioso.

   Agli inizi dell'800 la chiesa si dilata lateralmente con l'aggiunta di due navate laterali nelle quali si proiettano due altari per parte (1802). La tribuna preesistente viene ridotta in profondità per accogliere due cantorie e l'organo (precedentemente posizionato sulla controfacciata) e per sopraelevare il presbiterio sul quale viene trasferito l'altare della Vergine. Nel 1937 tale conformazione viene ulteriormente modificata da Chiagich e Fregno. Infine il terzo altare alla destra della navata centrale viene completamente ricostruito con le dimensioni del corrispondente di sinistra in modo da ottenere un transetto simmetrico (1795). Lo schema planimetrico dell'impianto così ottenuto è a croce latina.

   L'attuale chiesa si sviluppa su tre navate con volte a botte separate da arcate a pieno centro con intradosso dipinto e sorrette da pilastri rivestiti con riquadri in marmo e capitello corinzio. Una cornice a diverse modanature e dentelli sottende la volta del soffitto e corre lungo tutti i quattro lati della chiesa, raccordando i diversi ambiti spaziali.

   Appena al di sotto della cornice due aperture circolari per lato: a destra costituiscono una presa di luce che si prolunga esternamente sul prospetto laterale, a sinistra sono aperture, con griglia in ferro battuto, comunicanti direttamente con la sala denominata coro degli ammalatidell'antico monastero, che consentiva ai monaci e agli ammalati di assistere alle funzioni religiose.

   Lo spazio delle navate laterali è ritmato dalla presenza di quattro altari, due per parte, dedicati rispettivamente a S. Corrado Confalonieri, a S. Antonio Abate, all'Ascensione e a S. Francesco d'Assisi. Prima di immettersi nel transetto, in corrispondenza del tratto terminale delle navate laterali e subito oltre i due altari, due aperture collegano il Santuario a destra direttamente verso l'esterno e a sinistra alla Cappella del Bagno. Segnano la presenza di questi due percorsi alternativi due aperture allineate nelle pareti della navata con al di sopra un'iscrizione che commemora (a destra) il trasferimento del sacro Simulacro all'altare della Cappella della Madonna, compiuto il 16 maggio 1579 e (a sinistra) la consacrazione della basilica dedicata alla Natività di Maria avvenuta il 23 settembre 1584. Altre iscrizioni sono poste nella navata centrale sui pilastri dai quali si impostano gli archi della prima e seconda arcata: rispettivamente a destra a ricordo delle ripetute visite di papa Giovanni XXIII e di papa Giovanni Paolo i, quando Angelo Roncalli e Albino Luciani erano patriarchi di Venezia; a sinistra a memoria dell'intervento del Chiagich.
Due arcate a pieno centro, di dimensioni maggiori delle precedenti, individuano l'estensione del transetto. Volte a crociera delimitano lo spazio delle cappelle e del transetto dedicate a S. Antonio e a S. Giovanni Battista. Nella cappella di S. Antonio un'apertura architravata conduce alla attigua cappella funeraria dell'abate Celestino Colombo (1874 - 1935), fino al 1935 sede della sagrestia, con l'occasione spostata sull'altro lato della chiesa alla sinistra della tribuna. Al di sopra dell'accesso l'iscrizione dipinta ricorda le figure di alcuni illustri cittadini di Lendinara (Sabini e Bellini).

   Un grande arco trionfale sorretto da pilastri con capitello corinzio introduce al presbiterio composto da tribuna e altare maggiore. In corrispondenza della chiave dell'arco della volta la scritta dorata a grandi caratteri «Lendinariensum Thesaurus».

   lo spazio racchiuso entro un colonnato in marmo e pilastri è sormontato da una cupola con pennacchi. Conclude l'arca sacrale, l'abside con catino affrescato, sede dell'altare maggiore.

   Il presbiterio si eleva su due livelli: mediante due gradini si accede alla tribuna, una volta chiusa da cancelletto, delimitata da una pregevole balaustra marmorea, di stampo classico, in marmo di Carrara con intarsi in rosso di Francia; altri cinque gradini di broccatello di Verona conducono all'altare maggiore. L'attuale abside risulta notevolmente ridotta nelle dimensioni in seguito all'intervento promosso da don Romualdo Zilianti nel 1937. Intorno al presbiterio venne realizzato uno spazio accessibile al pubblico per venerare l'effige della Madonna del Pilastrello (precedentemente posta sull'altare maggiore) che venne ora collocata sulla parete in fondo dell'abside. Per accedervi vennero costruite due rampe di scale ai lati del presbiterio.

   Tutta la superficie pavimentale della Basilica originariamente in lastre di marmo bianco e rosso di Verona fu rifatta nel maggio del 1911, ad opera della ditta Scarante di Pietrasanta di Carrara.

   Alla sinistra della navata principale si erge il pulpito in marmo di Pietrasanta con inserti in breccia medicea, a cui si accede mediante una elegante scalinata dello stesso materiale, opera di Tullio Viti di Pietrasanta del 1942. Di notevole pregio anche il baldacchino in legno intagliato magistralmente da Tancredi Bolzani di Gaiba (1942), poi trasferito negli ambienti del convento.

   Numerosi sono gli oggetti d'arte conservati all'interno della chiesa tra i quali sono di pregevole fattura gli angeli con cornucopia dorata che sostengono cero e lampada, realizzati da Gaetano Baseggio nell'800.

   L'organo, inizialmente posto sulla controfacciata, venne sostituito nel 1926 da un altro a tre manuali a cura di Giuseppe Malvestio di Padova. Attualmente è ubicato a destra della tribuna.